por Cuba libre

il rispetto dei diritti umani non ha colore politico

aiutiamo la nascita del CORSO DI LAUREA DI ITALIANO all’università de L’Avana

Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per collaborare a creare una biblioteca per permettere l’istituzione del  CORSO DI LAUREA DI ITALIANO, come prima lingua, alla Facoltà di lingue straniere dell’Avana.

Una amica, Regla Arango, professoressa di italiano, è anche la coordinatrice del corso.

La sua richiesta è quella di reperire dei testi di letteratura, grammatica, sintassi, morfologia o quant’altro ed utili per poter avere a disposizione materiale sufficiente per la didattica.

in questa “ricerca di materiale” è coinvolta anche l’Università della Sapienza di Roma.

SE OGNUNO DI VOI POTESSE PRIVARSI DI UN TESTO – UN LIBRO TRA I CLASSICI (DAL DOLCE STIL NUOVO FINO AI GIORNI NOSTRI), O DI UNA ANTOLOGIA O DI UN TESTO DI GRAMMATICA O DI UN VOCABOLARIO SAREBBE UN COSA MERAVIGLIOSA.

In attesa di organizzare la spedizione del materiale tramite la nostra Ambasciata a cuba o tramite l’università, fate pure riferimento a me per la consegna del materiale.

Un modo CONCRETO di aiutare i cubani.

Come direbbe l’amico Gordiano Lupi, traduttore ufficiale di Yoani Sanchez, in Italia…”ser cultos para ser libres”.

Grazie a tutti e sopratutto a Elena Barba per la segnalazione

Enrico   info@porcubalibre.it

da Yoani: l’altro Papa

Mancano alcune settimane alla visita di Papa Joseph Ratzinger a Cuba, ma da un po’ di tempo si respira profumo d’incenso. In un paese dove molte persone di giorno pregano in Chiesa e di notte accendono candele a una divinità africana, la visita di Sua Santità accende entusiasmi e curiosità. I cattolici preparano liturgie e processioni per accogliere Benedetto XVI, mentre altri cubani si chiedono se la sua venuta porterà trasformazioni significative nella situazione politico – sociale della nazione. La gente vuol credere che il Santo Padre riuscirà a dare impulso al processo di riforme rauliste, imprimendo maggior velocità e profondità. I più illusi sognano persino che la più eminente figura del Vaticano ottenga quel risultato che dovrebbe scaturire dalla ribellione popolare: un vero e proprio cambiamento.
Ci sono parecchie differenze tra questo mese di marzo in cui Sua Santità atterrerà all’aeroporto dell’Avana e quel gennaio del 1998 in cui sbarcò Giovanni Paolo II. Il “Papa viaggiatore”, come tutti lo chiamavano, giunse preceduto da storie che lo mettevano in relazione con la caduta dei regimi dell’Europa dell’Est. Ratzinger, da parte sua, arriverà in un periodo storico caratterizzato da un’intera generazione di cubani nata dopo il crollo del Muro di Berlino e che non sa neppure cosa significhi la sigla URSS. Alla fine degli anni Novanta, Karol Wojtyla accese i nostri cuori – persino degli agnostici come me – pronunciando un sacco di volte la parola “libertà” in Piazza della Rivoluzione. Ma adesso l’apatia e lo sconforto renderanno più difficile che le frasi di Ratzinger creino identica emozione. La sua visita sarà soltanto un pallido riflesso della precedente, perché noi non siamo più gli stessi e lui non è lo stesso Papa.
Traduzione di Gordiano Lupi   www.infol.it/lupi  www.lastampa.it/generaciony

 

da Yoani: con la valigia pronta

Nella foto una delle tante risposte negative che ho ricevuto in seguito a una mia richiesta di viaggiare, come sempre senza spiegare il motivo…
Come tutti gli aeroporti del mondo, anche il nostro è impersonale, stressante, composto quasi completamente di alluminio e vetro. Di tanto in tanto, la porta della dogana si apre e qualcuno sale con il bagaglio avvolto nel cellophan. I familiari in attesa lanciano grida e scorrono lacrime, mentre il nuovo arrivato si fa rosso in volto per l’emozione. Nello stesso momento, al primo piano assistiamo ai commiati, registriamo gli ultimi abbracci tra persone che forse non si vedranno più. Alcuni sportelli sono presidiati da ufficiali con lo sguardo severo che controllano i documenti. Passaporto, visto, biglietto… permesso di uscita. Sono curiosa di sapere cosa accade a chi si presenta al controllo privo di carta bianca, senza l’infamante autorizzazione necessaria per i cubani che vogliono uscire dal loro paese. Le testimonianze in merito sono poche, perché i divieti vengono stabiliti soprattutto negli uffici immigrazione, molto lontano dalle piste dove decollano gli aerei.
La voce che venerdì mattina Raúl Castro potrebbe annunciare un cambiamento sensibile alle restrizioni di entrata e di uscita non mi fa prendere sonno. In quattro anni, il mio passaporto si è riempito di visti che mi autorizzano a raggiungere altre nazioni, ma purtroppo manca il permesso di uscita dall’Isola. Diciotto risposte negative ad altrettante richieste di poter viaggiare sono troppe; sembra più una vendetta personale che l’attuazione di regole burocratiche. Il mio bagaglio è pronto da tempo. I vestiti che contiene sono ingialliti, i regali che avrei voluto portare agli amici sono scaduti o passati di moda, le relazioni che avrei dovuto leggere in alcuni eventi non sono più attuali. Ma la valigia mi guarda ancora da un angolo della stanza. “Quando partiamo?”, immagino che mi chiedano le sue ruote consumate. Provo a rispondere che forse questo venerdì, in un parlamento privo di potere reale, qualcuno deciderà di restituirmi un diritto che mi è sempre appartenuto.
Se la tanto attesa riforma migratoria sarà annunciata, metterò alla prova i suoi limiti proprio in aeroporto, davanti allo sportello che tanti temono. Io e la mia valigia siamo pronti. Disposti a verificare se la guardia premerà il tasto che porta alla sala d’attesa o se chiamerà gli agenti della sicurezza per farmi portare via.
da www.lastampa.it/generaciony Traduzione di Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi