por Cuba libre

il rispetto dei diritti umani non ha colore politico

In rete tre video sul delitto di Bayamo per il quale è ingiustamente accusato Simone Pini

Circolano in rete tre video sul delitto di Bayamo
Nuovi particolari e dubbi sui fatti che vedono coinvolti tre italiani

Lillian Ramírez Espinosa, la bambina di 12 anni che è morta a Bayamo nel 2010
Tre video relativi all’inchiesta sulla morte di Lillian Ramírez Espinosa, una bambina di 12 anni il cui cadavere in avanzato
stato di decomposizione è stato ritrovato alla periferia di Bayamo (Cuba), circolano da questa settimana su Internet, fornendo nuovi particolari sul caso che si è concluso con pene fino a 30 anni di carcere per una decina di cubani e
per tre italiani.
Due video – divulgati giovedì nel sito dell’agenzia di stampa indipendente Hablemos Press
(http://www.cihpress.com/2011/12/circulan-videos-en-cuba-sobre-los.html) – mostrano la ricostruzione dei fatti. Il primo è stato girato nella casa di Bayamo dove si trovava la ragazzina quando ha cominciato a sentirsi male e subito dopo ha perso i sensi.
Secondo l’accusa la minore stava partecipando a un’orgia insieme ad altre compagne di scuola.
Vediamo Leonel Milán Gamboa, alias “Pincho”, condannato a 25 anni per omicidio e corruzione di minori, e Yaína
Cosset Pardo Muñoz, condannata a 22 anni per gli stessi delitti. “Pincho” è vestito con una maglietta rossa e la sua presenza è stata richiesta dagli
investigatori per aiutare a ricostruire la scena del crimine.
Si può ascoltare anche la testimonianza del padrone di casa, Luis Carlos García Fernández, che indossa una camicia bianca, sul quale non abbiamo certezze in merito alla condanna, ma la richiesta del pubblico ministero era di 18 anni di carcere.
 La sentenza è stata emessa lo scorso 5 novembre, ma le pene sono state divulgate soltanto da radio e stazioni televisive di Bayamo.
 Il principale accusato, Vicel Ramos Cedeño, è stato condannato a 30 anni di carcere per omicidio e corruzione di minori.
 I cittadini italiani Angelo Malavasi e Simone Pini si sono visti infliggere 25 anni di galera, mentre 20 sono toccati a Luigi Sartorio.
Il secondo video ricostruisce i fatti nella zona dove è stato ritrovato il corpo della bambina e raccoglie la testimonianza di “Pincho”, che è visibilmente nervoso e in numerose occasioni afferma di non ricordare perfettamente come ha abbandonato il corpo della minorenne. Gli
accusati sono stati portati in auto verso la zona di campagna dove è stato scoperto il cadavere e sono stati interrogati su come hanno abbandonato la bambina moribonda in mezzo ai cespugli.
 “Pincho” ha detto più volte di non ricordare bene l’accaduto, perché era ubriaco e aveva consumato droghe.
La terza parte del materiale audiovisivo riguarda la riesumazione del cadavere e le annotazioni medico – legali riferite dagli esperti.
In totale si tratta di 50 minuti di testimonianze filmate, girate dagli investigatori del Ministero degli interni (MININT), che da alcuni mesi stanno circolando clandestinamente tra i cittadini di Bayamo.
Il cadavere è stato ritrovato il 19 maggio del 2010, in mezzo ai cespugli in una zona periferica di Bayamo.
La relazione medico – legale afferma che la bambina è morta per asfissia e che sul decesso possono aver giocato un ruolo determinante l’asma cronica di cui soffriva e il consumo di alcol. La causa è stata promossa lo scorso giugno davanti al Tribunale Provinciale di Granma. Il giudizio si è svolto a porte chiuse e nel più totale segreto, tra il 26 e il 30 settembre, presso la Scuola Professionale d’Arte “Manuel Muñoz Cedeño”, alla periferia di Bayamo.
 Dopo aver appreso la sentenza, i familiari degli accusati hanno detto che avrebbero promosso appello davanti al Tribunale Supremo, visto che le prove presentate dal pubblico ministero non sono sufficienti a provare le responsabilità dei condannati.
La posizione dei tre italiani coinvolti potrebbe essere rivista da una nuova sentenza.
Gordiano Lupi
Per vedere i filmati con le presunte prove:
Ricostruzione nella casa del delitto:
Ricostruzione sul luogo del ritrovamento:
Riesumazione del cadavere:

Intervista al legale di Simone Pini, ingiustamente detenuto a Cuba

“Il mio cliente è vittima di un grave errore giudiziario”

Torniamo sul caso dei tre italiani, condannati a Cuba per l’omicidio di una minorenne al termine di una presunta orgia a base
di alcol, droga e sesso. La sentenza ha condannato Simone Pini e Angelo Malavasi a inquant’anni di reclusione, pena ridotta a venticinque per la loro collaborazione, mentre Luigi Sartorio si è visto infliggere vent’anni di reclusione, nonostante sia stato assolto dall’accusa di omicidio, perché sulla base delle prove prodotte è stato ritenuto non presente a Cuba il 14 maggio.
Sartorio è stato condannato come organizzatore di altri festini nei mesi di febbraio e marzo.
 I testimoni che inchiodano Pini e Malavasi sono gli stessi che testimoniavano con certezza contro il Sartorio, che proprio il giorno
dell’omicidio era interrogato in Italia dalla guardia di finanza e dunque non poteva non essere assolto.
 Malavasi è accusato anche di aver preso parte a un festino che si è svolto il 20 febbraio, perché non si leggerebbero bene le date
sul suo passaporto, nonostante abbia prodotto le prove documentali della sua permanenza, in quei giorni, in un albergo di Panama.
Simone Pini, secondo il legale Mattia Alfano, sarebbe vittima di un grave errore giudiziario.
Quali sono le prove della sua innocenza?
Simone Pini si è sempre difeso affermando che si trovava in Italia il giorno dell’omicidio. Tutte le prove da lui prodotte,
ivi comprese il passaporto privo di timbri in date comprese tra marzo e maggio, vengono ignorate, perché superate dalle dichiarazioni che avrebbe firmato di ingresso illegale a Cuba. Il problema è che non solo non vi sono timbri sul
passaporto di Cuba, ma neppure di altre nazioni vicine nei mesi di marzo aprile e maggio.
È impossibile che dall’Italia si possa arrivare illegalmente senza passare da nessun altro paese.
 Inoltre, Simone ha sempre sconfessato quelle dichiarazioni, denunciando le pressioni subite per firmarle.
Ci sarebbero incongruenze anche sul presunto volo di rientro…
Sì, le Autorità cubane attestano il rientro di Simone in Italia con un volo Blu Panorama in partenza da Cuba il 17 maggio.
Abbiamo acquisito la lista passeggeri di quel volo e il nome di Simone Pini non risulta tra le persone imbarcate.
Simone ha sempre sostenuto di non trovarsi a Cuba il giorno del delitto e pare che possa provarlo. Come?
Abbiamo la prova documentale della presenza di Simone a Firenze fino al 28 aprile in ospedale. Possiedo molti testimoni
(tradotti e autenticati) che attestano come il mio cliente non si sia mosso dalla sua città fino al 25 maggio. Inoltre, le pare logico che una persona
commetta un omicidio, riesca a scappare illegalmente da Cuba e vi faccia ritorno la settimana successiva come se niente fosse?
I giudici cubani ritengono che le prove scientifiche e medico – legali provino la colpevolezza degli italiani.
Lei cosa ne pensa?
Non vi sono prove scientifiche. La perizia eseguita dal medico forense ha appurato che i capelli trovati sopra il cadavere
nel riscontro del Dna appartengono al Gamboa (uno dei cubani coinvolti, nda) e non agli italiani indiziati. Unica prova “scientifica” sono tre peli (uno “compatibile” a ciascuno degli indagati!), trovati a distanza di un mese nel condotto dell’aria condizionata della casa del presunto “festino”. Questi pel non sono mai stati sottoposti alla prova del DNA, ma sono stati attribuiti agli italiani sulla base di similitudini per colore e per caratteristiche.
Ci può dire qualcosa a proposito dei presunti festini a base di droga, alcol e sesso? Erano veramente organizzati dai
tre italiani?
I festini contestati sono tre, ma premetto che gli italiani si sono sempre detti estranei, anzi stanno raccogliendo prove che
dimostrano la loro assenza da Bayamo in quei mesi.
Festino del 20 febbraio: si sarebbe svolto a casa di un bayamese di nome Yoel Sanchez (detto Yoccher). In realtà pare che sino al 24 febbraio 2010 Yoccher fosse detenuto in carcere ed è impossibile che un gruppo di persone abbia organizzato un’orgia a casa sua. Inoltre la stanza è un buco di 4 mq con due piccoli letti e un tavolino: sembra impossibile che 14 persone siano riuscite a compiere un orgia in 4 mq.
Festino del 27 febbraio 2010: una certa Rita Marsan Sara, detta Lolita (padrona di casa), è indicata come colei che riceveva i partecipanti alla festa. In realtà, si trovava in cura all’ospedale di Santiago de Cuba per una grave forma di cancro al fegato. Il fatto è dimostrato dalla documentazione medica del periodo, dalle testimonianze dei medici, oltre che dall’attuale stato di salute della
signora. Lolita è stata assolta perché non era presente al momento del fatto.
Invece sono stati considerati presenti gli altri, anche se la signora Marsan era un elemento cardine dell’accusa come padrona di casa ed era l’unica persona ad avere la disponibilità dell’appartamento.
Festino del 6 marzo: il tale Memo, padrone di casa che avrebbe compartecipato alle feste, viene descritto dalle minorenni come trigueño, ovvero quasi mulatto. Le ragazzine, inoltre, specificano che Memo era pelato e basso e che la sua casa era al secondo piano.
È emerso durante il processo che Memo è alto 1,85mt, bianco di carnagione e non è per niente pelato. Una delle minorenni dice di essere entrata in casa del Memo (all’anagrafe, Ramon Alvarez) passando da una scala interna, alla quale si
accede dall’appartamento al piano terra. Impossibile, perché lui ha divorziato dalla moglie alcuni anni fa, la casa è stata ristrutturata, divisa in due unità indipendenti e la vecchia scala interna è chiusa fra tre pareti. Emerse queste circostanze la minore è stata riconvocata e ha cambiato versione.
I ritrovamenti organici sul corpo della minore morta escluderebbero la colpevolezza degli italiani?
La polizia afferma di aver trovato nei pantaloncini della minore morta, quattro peli del Pincho (altro cubano coinvolto
nel delitto, il principale responsabile, nda). Non è stato effettuato alcun esame del DNA. Inoltre è impossibile che quattro peli siano “sopravvissuti” così a lungo negli indumenti di una ragazza sepolta in un terreno caldo e umido. Il corpo stesso della ragazzina, quando è stato trovato, era in avanzato stato di decomposizione ed erano visibili lunghe parti delle ossa. Il filmato che circola
su Internet conferma questa argomentazione.
Le deposizioni delle minorenni scagionerebbero i nostri connazionali?
Reidis, una delle minorenni, inizialmente non parla di italiani, poi, quando un giudice istruttore chiede se le persone che
non conosce potevano essere italiani, lei dice di sì, anche se prima riteneva che fossero spagnoli. Le altre minori affermano anche che parlavano bene inglese, fatto raro per uno spagnolo che a Cuba non ha motivo di parlare una lingua diversa dalla nazionale.
I filmati che stanno circolando in rete possono modificare la posizione processuale degli italiani?
Ho analizzato con attenzione i filmati, specialmente il secondo. Nessuno degli imputati parla mai di italiani presenti,
circostanza quanto mai strana visto che nel secondo addirittura si ricostruisce il trasporto della ragazzina nel campo. Strano, perché nella ricostruzione finale del giudice istruttore la macchina con il corpo della povera bimba sarebbe stata guidata proprio da Simone Pini.
Il problema a questo punto sta tutto nel riuscire a convincere i giudici del processo di appello che i tre italiani non
possono aver preso parte a un omicidio perché non si trovavano a Cuba il giorno in cui è stato commesso. Il legale di Simone Pini spera che l’ambasciata italiana possa reperire i mezzi economici per farlo partecipare come avvocato difensore al processo di appello. La battaglia non si presenta facile ma le carte da giocare nelle mani dell’avvocato Mattia Alfano sono molte.
Gordiano Lupi

al telefono con Simone Pini… in carcere a Cuba

Ebbene si! Stasera ho acceso Skype, inforcato cuffie e microfono ed ho chiamato Simone Pini in carcere a Cuba.

Non avevo minimamente idea di cosa dirgli, anche perchè, come detto, non lo conosco personalmente.

Mi andava però di testimoniargli un po’ di sostegno, mi andava di dirgli che piano piano ci stiamo muovendo, mi andava di sentire la sua voce fiorentina rinchiusa (ingiustamente) in un carcere duro, in un Paese dove vengono sistematicamente calpestati anche i più elementari diritti umani senza che nessuno, o quasi, dica niente.

Anzi, spesso vedo girare persone con tshirt con la bandiera cubana  o con l’immagine di Fidel Castro: Cuba non è la spiaggia di Varadero, col mega hotel e la ragazzina locale disposta a molto in cambio di una cena. Svegliatevi e rendetevene conto!!!

Simone, e la cosa mi fa sorridere, mi ha detto, ad un certo punto: “io sono di estrema sinistra ma qui non è politica, qui è delirio, qui son di fòri, son pazzi!!”

Concordo con te Simone anche io che invece sono di destra. Sempre che oggi esista una destra in Italia che sia sociale ed in qualche mdo rappresentata e rappresentabile in Parlamento.

Comunque Simone, sono in perfetto accordo con te; ma non è un problema di Cuba perchè Paese “comunista”… è un problema dell’essere  una dittatura, militare oltretutto, lontana anni luce dal mondo moderno, lontana dalle persone e , ahimè, lontana dal rispetto dei minimi diritti umani.

Si sente solo Simone.

Simone che ha scritto al Papa e non ha ottenuto risposta.

Simone che ha scritto ad un “cubanista fidelizzato a Fidel” come Gianni Minà e non ha ottenuto risposta.

Simone che ha scritto alla nostra ambasciata ma gli hanno risposto di non sollevare troppo polverone intorno alla vicenda… che non ci sono rapporti diplomatici con Cuba ma solo rapporti economici., che bla bla bla bla…

Ma Simone è fiorentino. Simone non molla. Simone si incazza per una detenzione assurda, ai limite del paradossale, degna di un film dei Monty Python.

Gli ho detto che stamani ho inviato una mail al sindaco Renzi, che da ieri Radio Toscana Network ha preso “in carico” la vicenda.

Spero che chiunque di voi legga queste righe le diffonda e faccia conoscere la violenza che costringe da più di un anno un ragazzo innocente in carcere. Una vicenda ai limiti dell’assurdo ma purtroppo reale.

Qualsiasi segnalazione, qualsiasi evento, mobilitazione, è gradita. Parliamone, concordiamola,fatela senza avvisare ma MUOVIAMOCI.

Simone rischia 25 anni di carcere in un Paese dove non esiste sconto della pena nè indulto: lì si sta dentro e stop. Buttano via la chiave.

Ha un retrogusto ironico, questa vicenda, se penso che mi ci sto buttando a capofitto proprio io che con Simone, apparentemente, non ho niente in comune. Anzi, una cosa si: la voglia di vivere in un mondo dove i diritti umani vengono rispettati. Ovunque e da chiunque.

Enrico