por Cuba libre

il rispetto dei diritti umani non ha colore politico

da Yoani: non sanno tutto amore mio, non lo sanno

Qui ci saranno dei microfoni? Mi chiedi mentre perlustri con lo sguardo ogni angolo della camera. Non ti preoccupare, ti dico, la mia vita è come un libro aperto, non ho niente da nascondere. Non esiste un luogo oscuro, chiuso, privato… perché vivo come se camminassi attraverso un enorme apparecchio a raggi X. Ecco la clavicola che mi sono rotta da bambina, il litigio che abbiamo avuto ieri per una banalità domestica, la lettera ingiallita che conservo in fondo al cassetto. Niente ci salva dai controlli, amore, niente ci salva. Ma oggi – almeno per qualche ora – non pensare al poliziotto che si trova all’altro capo della linea telefonica, né all’occhio della telecamera che ci sorveglia. Questa notte cerchiamo di essere solo noi a scoprirci l’uno con l’altra.
Spengiamo la luce e per un istante mandiamoli al diavolo, disarmiamo le loro logore strategie da spioni. Impiegano tante risorse per osservarci, ma siamo riusciti a nascondere ai loro occhi gli aspetti principali della nostra vita. Non sanno – per esempio – neppure un solo vocabolo del linguaggio che abbiamo sviluppato in vent’anni di convivenza e che usiamo senza muovere le labbra. Sarebbero respinti se dovessero sostenere un esame per decifrare il complesso codice con cui ci confidiamo cose insignificanti e urgenti, fatti quotidiani ed eventi straordinari.
Di sicuro non hanno realizzato un nostro profilo psicologico dove si narra come pettini le mie ciglia e come dici scherzando che se continuano a intrigarsi finirò per assomigliare a Breznev. I nostri sorveglianti, poveri loro, non hanno mai letto la prima canzone che mi hai scritto, né quella poesia dove dicevi che un giorno o l’altro saremmo andati a Sidney o a Bagdad. Inoltre non ci perdonano, che ogni tanto scompariamo rapidamente dalla loro vista, senza lasciare traccia. Come l’agente Wiesler, nel film La vita degli altri, in questo stesso momento qualcuno ci ascolta ma non comprende. Non capisce perché dopo aver discusso per un’ora ci avviciniamo e ci diamo un bacio. L’attonito poliziotto che segue i nostri passi non riesce a classificare i nostri abbracci e si chiede quanto saranno pericolose per “la sicurezza nazionale” le frasi che mi sussurri in un orecchio. Per questo ti propongo una cosa, amore: questa notte scandalizziamoli o convertiamoli. Facciamo in modo che stacchino gli orecchi dalla parete oppure obblighiamoli a scarabocchiare su un foglio: “1.30 del mattino, gli obiettivi si comportano come chi si vuol bene”.
Traduzione di Gordiano Lupi www.infol.it/lupi www.lastampa.it/generaciony

aiutiamo la nascita del CORSO DI LAUREA DI ITALIANO all’università de L’Avana

Abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti per collaborare a creare una biblioteca per permettere l’istituzione del  CORSO DI LAUREA DI ITALIANO, come prima lingua, alla Facoltà di lingue straniere dell’Avana.

Una amica, Regla Arango, professoressa di italiano, è anche la coordinatrice del corso.

La sua richiesta è quella di reperire dei testi di letteratura, grammatica, sintassi, morfologia o quant’altro ed utili per poter avere a disposizione materiale sufficiente per la didattica.

in questa “ricerca di materiale” è coinvolta anche l’Università della Sapienza di Roma.

SE OGNUNO DI VOI POTESSE PRIVARSI DI UN TESTO – UN LIBRO TRA I CLASSICI (DAL DOLCE STIL NUOVO FINO AI GIORNI NOSTRI), O DI UNA ANTOLOGIA O DI UN TESTO DI GRAMMATICA O DI UN VOCABOLARIO SAREBBE UN COSA MERAVIGLIOSA.

In attesa di organizzare la spedizione del materiale tramite la nostra Ambasciata a cuba o tramite l’università, fate pure riferimento a me per la consegna del materiale.

Un modo CONCRETO di aiutare i cubani.

Come direbbe l’amico Gordiano Lupi, traduttore ufficiale di Yoani Sanchez, in Italia…”ser cultos para ser libres”.

Grazie a tutti e sopratutto a Elena Barba per la segnalazione

Enrico   info@porcubalibre.it

da Yoani: l’altro Papa

Mancano alcune settimane alla visita di Papa Joseph Ratzinger a Cuba, ma da un po’ di tempo si respira profumo d’incenso. In un paese dove molte persone di giorno pregano in Chiesa e di notte accendono candele a una divinità africana, la visita di Sua Santità accende entusiasmi e curiosità. I cattolici preparano liturgie e processioni per accogliere Benedetto XVI, mentre altri cubani si chiedono se la sua venuta porterà trasformazioni significative nella situazione politico – sociale della nazione. La gente vuol credere che il Santo Padre riuscirà a dare impulso al processo di riforme rauliste, imprimendo maggior velocità e profondità. I più illusi sognano persino che la più eminente figura del Vaticano ottenga quel risultato che dovrebbe scaturire dalla ribellione popolare: un vero e proprio cambiamento.
Ci sono parecchie differenze tra questo mese di marzo in cui Sua Santità atterrerà all’aeroporto dell’Avana e quel gennaio del 1998 in cui sbarcò Giovanni Paolo II. Il “Papa viaggiatore”, come tutti lo chiamavano, giunse preceduto da storie che lo mettevano in relazione con la caduta dei regimi dell’Europa dell’Est. Ratzinger, da parte sua, arriverà in un periodo storico caratterizzato da un’intera generazione di cubani nata dopo il crollo del Muro di Berlino e che non sa neppure cosa significhi la sigla URSS. Alla fine degli anni Novanta, Karol Wojtyla accese i nostri cuori – persino degli agnostici come me – pronunciando un sacco di volte la parola “libertà” in Piazza della Rivoluzione. Ma adesso l’apatia e lo sconforto renderanno più difficile che le frasi di Ratzinger creino identica emozione. La sua visita sarà soltanto un pallido riflesso della precedente, perché noi non siamo più gli stessi e lui non è lo stesso Papa.
Traduzione di Gordiano Lupi   www.infol.it/lupi  www.lastampa.it/generaciony