La seconda puntata del programma condotto da Reinaldo Escobar
Il blog di Yoani Sánchez ospita la seconda puntata del programma – dibattito
Ragioni civiche, condotto da Reinaldo Escobar (marito di Yoani Sánchez e
titolare del blog Desde Aquí – http://www.desdecuba.com/reinaldoescobar/), che
vede tra i partecipanti i blogger Miriam Celaya (Sin Evasion –
http://www.desdecuba.com/sin_evasion/ ) e Dimas Castellanos (El Blog de Dimas –
http://www.desdecuba.com/dimas/), oltre agli economisti indipendenti Karina
Gálvez e Oscar Espinoza Chepe. Il tema della trasmissione – della durata di
circa trenta minunti – è il Sesto Congresso del Partito Comunista
Cubano.
razones ciudadanas 2 from Yoani Sanchez on Vimeo.
Reinaldo Escobar introduce l’argomento del dibattito chiedendo
agli ospiti se il congresso può rappresentare una vera speranza di cambiamento.
Miriam Celaya risponde: “Sono tredici anni che non si celebra un Congresso del
Partito Comunista, vero organismo dirigente del paese, forse perché chi è stato
al potere non ne ha mai sentito la necessità. Il problema grave è che un evento
così importante non dovrebbe limitarsi a parlare di economia”. Dimas Castellanos
afferma che in ogni caso i cittadini cubani stanno seguendo molto i lavori
preparatori del Congresso, molto di più che in passato, perché adesso esiste una
partecipazione diffusa agli eventi politico – economici, anche grazie a
Internet. “Noi stessi abbiamo un blog e partecipiamo, per dare suggerimenti,
criticare, indicare nuove soluzioni e cose che possono essere modificate”,
conclude. Myriam Celaia ricorda che esiste un sito come Pedimos la palabra
(Chiediamo la parola), molto importante per aprire il dibattito sui temi del
Congresso e su ogni argomento importante per la società civile cubana. Reinaldo
pone una domanda scomoda, ma in definitiva è quella che si fanno tutti: “Sarà un
Congresso politico o una tavola rotonda economica?”. L’economista Karina Gálvez
afferma: “Il Congresso per essere davvero incisivo dovrebbe spingere verso un
cambiamento radicale. Il sistema centralizzato non va bene per uno Stato
moderno, così come sarebbe importante che venisse concessa libertà di iniziativa
economica a tutti”. Karina Gálvez chiede libertà di investimento estero e
interno, ma anche un sistema di finanziamento e di credito diffuso, senza il
quale l’economia non può svilupparsi. “Il sistema tributario deve essere
moderno, non deve asfissiare il contribuente, ma deve servire a ridistribuire la
ricchezza prodotta”, conclude.
Oscar Espinoza Chepe non è in studio (in
realtà è soltanto la sala della casa di Yoani), ma durante un contributo
registrato afferma: “A Cuba deve nascere una nuova mentalità economica, perché
la situazione è complessa. Il Congresso dovrebbe dare vita a un vero
cambiamento, ma i cubani devono fare il resto e chiedere un cambiamento
ulteriore, una partecipazione attiva della popolazione allo sviluppo economico.
Il futuro di Cuba passa attraverso un pieno sviluppo agricolo, un minor numero
di tasse e di imposte, una vera libertà di contrattazione del lavoro, più posti
di lavoro privati e la nascita di una rete di piccole e medie imprese. Le terre
coltivabili dovranno essere concesse in usufrutto e i contadini dovranno essere
liberi di vendere a terzi, senza passare per il monopolio di Stato. Cuba dovrà
aprirsi agli aiuti creditizi della comunità internazionale e anche dei cubani
che vivono all’estero. Siamo tutti cubani e il paese è in crisi. Non esistono
alternative, come ha capito bene la Chiesa Cattolica cubana”.
Reinaldo
Escobar, Miriam Celaya e Dimas Castellanos insistono sul fatto che non dovrà più
esistere il monopolio economico statale, così come è importante che la proprietà
privata non si concentri in poche mani. Non deve essere incoraggiato un sistema
economico nel quale la ricchezza di pochi contrasti con la povertà di molti. La
sola strada praticabile è lo sviluppo della piccola e media impresa, grazie a un
efficace sistema creditizio e a un equo sistema tributario. “A Cuba non servono
grandi imprese monopolistiche, ma piccoli e medi imprenditori che possano
contribuire a diffondere la ricchezza. Vorrei che Cuba fosse un paese normale,
libero in ogni senso”, afferma Dimas Castellanos.
Reinaldo Escobar torna
ai temi politici che sembrano esclusi dal Congresso e insiste sul fatto che non
è possibile cambiare l’economia se prima non si trasforma la società. Miriam
Celaya aggiunge: “Le nuove misure economiche dovranno essere ampie e le cose
dovranno essere chiamate con il loro nome. Se esiste la proprietà privata va
detto e va regolamentata. Servono i mercati all’ingrosso, ma anche un sistema
tributario degno di questo nome e manovre precise per attrarre i capitali degli
investitori”. Reinaldo Escobar ricorda i precedenti congressi, tutti
eminentemente politici e dotati di un programma, mentre il nuovo congresso non
si esprime in tal senso. Dimas afferma: “Nei vecchi congressi si cercava di
costruire uno Stato socialista, adesso si cerca di cambiare soltanto per
mantenere il vecchio sistema. Non è possibile. Si tratta di una contraddizione
in termini. Quel che serve è un vero cambiamento”. Miriam Celaya ricorda che il
governo non ha adempiuto alle promesse fatte ai tempi del Programma del Moncada
e che ha abolito una costituzione democratica. Reinaldo aggiunge: “Il governo
parla di aperture economiche, ma nessuno sa in quale direzione andranno. Per
esempio non sappiamo se verrà eliminato il dualismo monetario e se ci sarà piena
libertà economica”. Karina Gálvez afferma: “In un sistema totalitario ogni più
piccolo cambiamento è importante. Non mi aspetto cambiamenti epocali dal
Congresso, ma è importante che ci siano e che noi cubani ci facciamo portatori
di esigenze per ulteriori modificazioni sociali”.
Oscar Espinoza Chepe:
“Il Congresso non sarà certo la soluzione ai problemi del paese, perché non è
possibile separare lo sviluppo economico dal resto dei problemi insoluti. Vedo
che purtroppo si continuano a sostenere dogmi e idee sorpassate. Il pregiudizio
contro la proprietà privata non accenna a cadere e il mercato viene ancora
demonizzato”. Miriam Celaya: “I problemi di Cuba sono molto più radicali. Si
chiamano libertà di espressione, eliminazione del dualismo monetario,
possibilità di libere associazioni, libertà di movimento…”. Reinaldo Escobar
conclude con parole di ottimismo: “Saranno i cittadini cubani a trovare la
soluzione finale. Non vogliamo una soluzione cinese, ma una soluzione cubana. Ho
fiducia nell’inventiva del popolo cubano e nella sua capacità di chiedere e
pretendere un cambiamento concreto”.
Queste sono le ragioni civiche, in
pieno contrasto con le propaganda televisive che diffonde disinformazione. I
blogger e i giornalisti indipendenti cubani non vogliono distruggere il loro
paese, ma vogliono contribuire a migliorarlo.
www.lastampa.it/generaciony – Gordiano Lupi www.infol.it/lupi