por Cuba libre

il rispetto dei diritti umani non ha colore politico

dal Twitter di Yoani…

Gheddafi chiama gli oppositori “topi”… curioso, qui utilizzano un altro sostantivo animale: “vermi”. Tutti gli autoritari sono uguali!

Nelle Riflessioni pubblicate da Fidel non leggo una sola parola di condanna dell’uso della forza da parte di Gheddafi.

Sogno un paese dove non solo personaggi come Silvio Rodriguez abbiano accesso domestico a Internet, ma anche persone come me. Silvio Rodriguez ha chiesto a Obama e a Google Internet gratis per il Terzo Mondo. Io chiedo a Raúl Castro Internet senza censura a Cuba.

Buona idea di Zoé Valdés: la via dove ha sede l’ambasciata cubana a Parigi dovrebbe cambiare nome e chiamarsi Rue Orlando Zapata Tamayo.

 Si può firmare una petizione per chiedere che Yoani Sánchez venga lasciata libera di uscire da suo paese per ritirare l’ultimo premio vinto in Spagna: http://www.desdecuba.com/generaciony/.

da Yoani: i poliziotti del camposanto

I cimiteri dei paesi sono pittoreschi e tristi: tombe dipinte a calce, con il sole che picchia tutto il giorno sul selciato e alcune strade in terra battuta per il passaggio dei visitatori addolorati. In questi luoghi, di solito, si sente solo piangere. Ma c’è un camposanto nel paesino di Banes che negli ultimi dodici mesi ha ospitato insolite grida. Croci intorno alle quali l’intolleranza non ha avuto pudore, non ha abbassato la voce come si deve fare davanti a una lapide. Da diversi giorni, inoltre, l’ingresso del cimitero è stato posto sotto vigilanza, come se i vivi potessero controllare lo spazio dove giacciono i morti. Decine di agenti di polizia vogliono impedire che amici e conoscenti di Orlando Zapata Tamayo si rechino a commemorare il primo anniversario della sua morte.

I poliziotti che proprio adesso sorvegliano la tomba di questo muratore sanno bene che non potranno mai accusarlo – come hanno fatto con altri – di essere stato un membro dell’oligarchia che pretendeva di recuperare le sue proprietà. Questo mulatto, nato dopo il trionfo della rivoluzione, che non ha firmato una piattaforma politica e non ha imbracciato le armi contro il governo, è diventato un simbolo inquietante per individui che si aggrappano – loro sì – ai beni materiali ottenuti grazie al potere: le piscine, gli yacht, le bottiglie di whiskey, i cospicui conti correnti bancari e le dimore sparse lungo il territorio nazionale. Un uomo creato sotto un sistema caratterizzato da indottrinamento ideologico, è riuscito a fuggire dalla porta della morte lasciando i suoi persecutori all’altro lato della soglia, ancora più deboli e falliti. A volte è la morte di una persona ad assegnare un posto nella storia. Come è successo a Mohamed Bouazizi, il giovane tunisino che si è dato fuoco davanti a un edificio governativo perché la polizia gli aveva confiscato la frutta che vendeva in una piazza. Le conseguenze del suo sacrificio erano completamente imprevedibili, così come era imprevisto “l’effetto domino” che si è scatenato in tutto il mondo arabo.

La morte di un cubano, avvenuta il 23 febbraio del 2010, ha messo in calendario uno scomodo evento per il governo. Proprio mentre Raúl Castro sta per festeggiare tre anni alla guida della nazione, molti si chiedono cosa accadrà a Banes, nel piccolo cimitero dove i defunti sono più sorvegliati dei prigionieri di un carcere. Anche se la polizia politica controlla molte persone, non potrà impedire che nel corso di questa settimana, all’interno delle case, venga più ricordato il nome del defunto Zapata Tamayo che la lunga serie di incarichi del Generale Presidente.

www.lastampa.it/generaciony - Traduzione di Gordiano Lupi  - www.infol.it/lupi

da Yoani: il “compagno” Granma

Alzerebbe frequentemente il pugno, gridando con voce altisonante e con il volto arrossato contro chi lo contraddice. Il periodico Granma sarebbe proprio così, se un soffio vitale lo trasformasse in persona, se uno strano incantesimo modificasse il suo corpo cartaceo in un essere composto di carne e ossa. Si vestirebbe con camicie a quadri, mostrando con orgoglio le pieghe indurite dei suoi indumenti, ottenute mediante ripetute spruzzate di amido. Il quotidiano dell’unico partito permesso a Cuba avrebbe un’età indefinita e una mentalità tipica del secolo scorso, mostrerebbe le sue medaglie e citerebbe senza sosta imprese che probabilmente non ha mai compiuto. Non ascolterebbe gli altri, perché i suoi interminabili proclami asfissierebbero la critica, le idee contrarie e ogni piccolo indizio di divergenza. Si comporterebbe come un uomo scontroso incapace di parlare con i propri figli e che con il suo comportamento è riuscito ad allontanare tutte le persone che un tempo amava.

Granma, come certi che conosco, si volterebbe per vedere se qualcuno vicino a lui compra un po’ di roba da mangiare sul mercato nero. Malgrado ciò, farebbe fuori il contenuto del suo piatto senza chiedere da dove provengono il pezzo di patata o la fetta di pane che sono stati messi in tavola. I suoi editoriali a caratteri cubitali si trasformerebbero in grida, in vacue parole d’ordine urlate soltanto quando è sicuro che i vicini ascoltano. Ricorrerebbe – molto frequentemente – alla delazione e all’intrigo; i suoi noiosi reportage trionfalistici diventerebbero frasi conformiste ripetute davanti ai volti disperati delle persone che lo circondano. Lo stesso quotidiano che fino a oggi non ha mai pubblicato una foto a colori, si trasformerebbe in un essere grigio che conversa in maniera noiosa e si lascia andare a scatti d’ira incontenibili. Scoverebbe le piccole illegalità messe in atto per sopravvivere e le denuncerebbe con la stessa solerzia con cui adesso nelle sue pagine vengono pubblicati attacchi e menzogne. Il “compagno” prodotto dalla trasformazione umana del Granma è un tipo di persona che – non so voi – ma per quel che mi riguarda non inviterei mai a entrare in casa mia.

www.lastampa.it/generaciony – Traduzione di Gordiano Lupi www.infol.it/lupi