ago 16 2010
da Yoani: Tra due muri
Finalmente, prendo posto nella sedia di un hotel, apro il portatile e guardo a destra e sinistra. Quando mi vede, l’incaricato della sicurezza mormora un breve “è già arrivata” nel microfono attaccato al risvolto della sua camicia. Dopo arriveranno alcuni turisti, mentre il mio dito indice aziona il mouse a tutta velocità per ottimizzare i pochi minuti di connessione Internet. È la prima volta in dieci giorni che riesco a tuffarmi nella grande ragnatela mondiale. Un elenco di proxy mi aiuta con le pagine censurate in maniera tale che potrò vedere la Home Page di Generación Y da un server anonimo, ponte verso i siti proibiti. In tre anni, sono diventata una specialista di connessioni lente, handicappate e controllate dagli Internet caffè pubblici. Con molta fatica, amministro un blog, emetto tweets (http://twitter.com/yoanisanchez) dei quali non posso leggere le risposte e gestisco una casella di posta elettronica che sta per andare in tilt.
Dopo aver superato le limitazioni per arrivare al ciberspazio, noi cubani abbiamo verificato che la censura ci paralizza da due lati distinti. Uno proviene dalla mancanza di volontà politica del nostro governo nel permettere sull’Isola un acceso di massa alla rete delle reti. Si materializza nei blog e portali filtrati, ma anche nei prezzi proibitivi per un’ora di navigazione Internet. L’altro – doloroso come il primo – è quello dei servizi che escludono i residenti nel nostro paese con la giustificazione di un anacronistico embargo. Sono ingenui coloro che credono che limitare per i miei compatrioti le funzionalità dei siti come Jaiku (http://www.jaiku.com/), Google Gears (http://gears.google.com/), Appstore (http://store.apple.com/us), porterà qualche risultato nei confronti delle autorità del mio paese. Devono sapere che i nostri governanti possiedono antenne satellitari nelle loro case, banda larga, Internet full, iPhone pieni di applicazioni, mentre noi cittadini ci imbattiamo in uno schermo che informa: “questo servizio non è disponibile per il suo paese”.
Allo stesso modo in cui ci siamo sottratti alle restrizioni interne, così ci infiliamo nella cancellata chiusa da coloro che ci escludono dall’esterno. Per ogni lucchetto che ci mettono esiste un trucco-grimaldello capace di aprirlo. Dopo aver eluso gli agenti della Sicurezza di Stato presenti al piano terra della mia abitazione, aver pagato per un’ora di connessione Internet una cifra pari a un terzo di un salario mensile, aver visto il rancore nei volti dei sorveglianti degli hotel, continua a darmi un senso di frustrazione rendermi conto che Revolico (http://www.revolico.com/), Cubaencuentro (http://www.cubaencuentro.com/), Cubanet (http://www.cubanet.org/) e DesdeCuba (http://www.desdecuba.com/) continuano a essere censurati nella lunga notte dei siti Internet. Quando me ne vado digito – come se fosse un esorcismo di sollievo – una URL e invece di aprirsi la pagina compare il muro che hanno alzato all’altro lato.
Traduzione di Gordiano Lupi
www.infol.it/lupi
