por Cuba libre

il rispetto dei diritti umani non ha colore politico

Nuova biblioteca indipendente inaugurata da Yoani Sanchez

L’Avana – Cuba – 29 giugno    Fonte: José Alberto Álvarez – www.cubanet.org

 Lo scorso 26 giugno, nei locali dell’abitazione della dama di appoggio Lilia Castañeda, è stata inaugurata la Biblioteca Indipendente Roberto López, studente morto a 25 anni nel Presidio Modelo, nel 1966, dopo un prolungato sciopero della fame. All’inaugurazione erano presenti la blogger Yoani Sánchez e il marito Reinaldo Escobar, che hanno donato sei DVD contenenti parte dell’opera di Yoani pubblicata sul blog Generación Y. All’atto di fondazione hanno assistito gli oppositori orientali Enyor Díaz e Néstor Rodríguez, oltre al dottor Darsi Ferrer, recentemente scarcerato, e sua moglie. Tra i presenti ricordiamo Wilfredo Vallín, che presiede l’indipendente Associazione Giuridica Cubana e Juan Juan Almedia, figlio dello scomparso comandante rivoluzionario Juan Almeida, attualmente in sciopero della fame per ottenere il permesso di uscire dal paese e potersi curare.

Gordiano Lupi  -  www.infol.it/lupi

da Yoani: I nonni riposano nel mio giardino

Un vaso di colore azzurro da un paio di giorni si distingue tra le piante del nostro giardino, a quattordici piani di altezza. Ancora non abbiamo un’idea chiara di cosa faremo con le ceneri dei miei nonni. Per il momento, sono protetti tra le felci e l’ombra di una superba yagruma (1) che sporge ben oltre il muro del balcone. Mia madre è riuscita – dopo essersi rivolta a diversi amici e aver stimolato materialmente i funzionari preposti – a cremare i suoi genitori che giacevano in un pantheon pubblico del Cimitero Colón. Terminata l’azione del fuoco, sono finiti in un recipiente di terracotta nel quale si nota in maniera evidente che contiene i resti di una persona.

Dentro l’anfora ci sono Ana ed Eliseo, i due nonni insieme ai quali sono nata e cresciuta in un condominio di Centro Avana. Lei lavava e stirava per tutto il quartiere, lui lavorava in ferrovia e fumava la sua pipa di fronte alle due curiose bambine che eravamo io e mia sorella. Entrambi semianalfabeti, avevano tirato su una piccola famiglia a colpi di spazzola e sapone, di pala e piccone sulla linea del treno. Tutti e due possedevano un mix di talento e autorità che ce li faceva amare e al tempo stesso temere. Avevano sangue delle Asturie e delle Canarie, forse per questo motivo al nonno piacevano le feste contadine e nel quartiere tutti soprannominavano Ana come “la galiziana”. Le loro proprietà più importanti erano un armadio, un letto di mogano e una cristalliera contenente calici che non abbiamo mai potuto usare perché servivano solo per adornare la piccola sala da pranzo – soggiorno – dormitorio.

Il nonno morì lo stesso anno dell’esodo del Mariel (2). Il suo cuore era imbottito di quel grasso dei ciccioli di maiale che gli piacevano così tanto. Morì in pace e lasciò Ana nella nuova condizione di vedova almeno per cinque anni. La morte di lei fu molto più triste: era seduta sulla sedia sbagliata nella caffetteria El Lluera, quando un paio di ubriachi entrarono lanciando bottiglie e una la colpì in fronte. Io e mia sorella siamo rimaste molto presto senza nonni. Addio ai vizi, alle calze rammendate da mani abili e al latte tiepido portato a letto. Durante tutto questo tempo non sono mai andata a vedere le loro tombe, perché il granito grigio non può rimpiazzare il ricordo che conservo nel mio cuore. Oggi – caparbiamente – sono tornati insieme a me, in un piccolo vaso così semplice ed effimero come le loro vite.

www.lastampa.it/generaciony – Traduzione di Gordiano Lupi  -   www.infol.it/lupi

 Note del traduttore:

 (1) Albero tipico di Cuba con foglie grandi, palmate, di colore verde – argento, dotato di fiori a grappoli, rosati con riflessi gialli. Ha proprietà medicinali.

 (2) Il primo esodo del Mariel va dal 15 aprile al 31 ottobre 1980 e vide 125.000 cubani in fuga verso Miami. I meeting di ripudio cominciarono poco dopo questa grande fuga che vide protagonisti molti cubani dal porto della cittadina di Mariel, pochi chilometri a ovest dell’Avana. Gli “atti di ripudio” andavano da manifestazioni con cartelli, grida e insulti ai danni di chi lasciava l’isola, per arrivare a lanci di uova, pietre, offese verbali e aggressioni. Queste manifestazioni non erano quasi mai spontanee, spesso c’era dietro l’organizzazione dei Comitati di Difesa della Rivoluzione. Il governo cubano tolse il divieto di compiere “atti di ripudio”, di fatto incentivandoli.

da Orlando Luis Pardo Lazo: Habana

di Orlando Luis Pardo Lazo   http://vocescubanas.com/boringhomeutopics/

La Habana libre es más ligera que el aire.
La ciudad concreta y cruel a vuelo de pájaro se desvanece, se hace otra, renace o acaso vuelve al pasado que alguna vez abortó.
Las nubes son parches de alivio contra la batida burda del sol.
La Habana resulta respirable en las alturas, cuando su atmósfera simula ser menos claustrofóbica pero igual criminal.
La Habana desde un helicóptero o al menos un alero es un magnífico trampolín para cerrar los ojos y masticar el abismo.
Ciudad ingrávida, incongruente, inusual.
Paisaje de tramoya, cinematografía de gente genial como todos nosotros antes.
Paraje perfecto para planear en una racha de aire.
Páramo donde caer por fin en picada, hasta reventarnos contra las olas muertas del asfalto o la tabla sólida del mar.
Un día lo haremos tú y yo, sin duda ni delirio, no en la retórica sino en la realidad más rala y real.
De hecho, todos lo haremos un día o, mejor, una de esas medianoches sin límite donde la luna gotea demasiado cerca de nuestra corteza cerebral.
Tic… Tac…
No es un augurio ni una amenaza, es la certeza crónica de una invitación.
Tú y yo, repito.
Todos, pero no juntos.
La violencia del vuelo ha de ser un arte por separado.
Una comunión de todos contra todos.
Una complicidad de la que nadie a tiempo se enterará.