Monthly Archives: aprile 2010
A CASA DI YOANI SÁNCHEZ di Ernesto Morales
La voce all’altro capo del telefono è molto fraterna. Reinaldo Escobar, un uomo con cui non avevo mai scambiato una parola, risponde alla mia richiesta con una tale presenza d’animo da demolire ogni freddezza tra sconosciuti.
“Se non è molto complicato” dice Reinaldo “domani alle 9 terremo nel nostro appartamento un altro incontro dell’Accademia Blogger. Puoi venire anche tu, concordare con Yoani la tua intervista, o se si presenta l’opportunità, puoi farla subito”. Subito dopo si è dilungato in una dettagliata spiegazione perché anche un non avanero come me fosse capace di raggiungere l’appartamento di Yoani Sánchez. Ricordo con simpatia quando ha cominciato a dire: “Raggiungi Piazza della Rivoluzione. Da lì, prosegui il cammino nella direzione verso cui Che Guevara guarda in lontananza…”. Ricordo di aver avvertito la notevole e finissima ironia: l’appartamento di Yoani Sánchez e Reinaldo Escobar, due rilevanti figure della reazione antigovernativa cubana, è situato al quattordicesimo piano di un edificio yugoslavo che dà le spalle a Piazza della Rivoluzione, il Sancta Sanctorum del Governo cubano.
Poco dopo le 10 della mattina del giorno seguente, bussavo a una porta dove una bandiera cubana in miniatura, con su scritto “Internet per tutti”, era stata messa come benvenuto.
Ha aperto la porta proprio Yoani. Il suo viso era al tempo stesso gracile e sorridente. Davanti a me, circa trenta persone sedute su sedie di plastica guardavano verso una parete dove un video proiettore mostrava immagini. Era l’Accademia Blogger in pieno svolgimento.
Proprio in quel momento, mentre uno dei membri si è alzato per cedermi una delle due sedie dove era seduto (il suo nome è Juan Juan Almeida, figlio dello scomparso Comandante della Rivoluzione Juan Almeida Bosque) ho avvertito qualcosa che qualche ora dopo avrei commentato con Yoani: l’atmosfera spregiudicata che emanava quel luogo dove una trentina di cubani di tutte le età imparavano a costruire, editare e redarre un sito Internet. E dove ognuno dei presenti aveva assoluta libertà di chiedere ed esprimere opinioni, essere in disaccordo o scherzare, senza che norme scolastiche o ideologiche limitassero la naturalezza dello spazio.
Non potevo trattenermi molto. Ho concordato con Reinaldo un incontro notturno, nello stesso luogo. Non ho potuto resistere alla tentazione e sono uscito sul balcone per guardare L’Avana dal quattordicesimo piano. La vista panoramica dalla quale una donna poco più che trentenne saluta e percepisce la realtà circostante, mentre annaffia le piante e quando annusa la città sottostante. Una porzione di realtà che dopo trasformerà in brevi post: l’aramatura invisibile, soggettiva, che sostiene ciò che lei ha battezzato Generación Y. Ho scattato un paio di foto. Dopo, dispiaciuto di lasciare la sala in piena lezione, me ne sono andato.
Traduzione di Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi
L’intervista alla prossima puntata…
Perchè fare campagna elettorale?
dal blog del marito di Yoani Sanchez
Una delle asserzioni più frequenti quando si parla del sistema elettorale cubano è che i candidati non fanno campagna elettorale, perché visto che non rappresentano nessun partito e non presentano nessun programma particolare, basta che dimostrino, esponendo la loro biografia, di poter rappresentare i propri elettori.
Secondo questo ragionamento si capisce che la signora che vorrebbe che il parlamento approvasse un’apertura economica volta a creare piccole imprese a regime familiare, dovrà votare per il candidato la cui biografia dice che partecipò a due missioni internazionaliste, che è laureato in biologia e che possiede il titolo di Eroe del Lavoro; mentre l’omosessuale che vorrebbe che si autorizzasse il matrimonio fra persone dello stesso sesso, sceglierà il quadro amministrativo che favorisce la salute pubblica, votando un tecnico in economia che ha partecipato a tutte le campagne di vaccinazioni e che da dodici anni è dirigente nella zona dei CDR.(Comitato di difesa della rivoluzione, ndt.). Il giovane universitario che vorrebbe vedere eliminate le restrizioni migratorie vigenti, sa che chi difenderà questa idea all’Assemblea del Potere Popolare sarà sicuramente la promettente economista che dirige un’azienda turistica a capitale misto, che milita nel Partito e che è fondatrice della federazione di Donne Cubane.
Gli artefici della campagna mediatica contro la rivoluzione vogliono convincere i cubani che, prima di votare, gli elettori dovrebbero conoscere cosa pensano i candidati riguardo certe questioni che probabilmente potrebbero essere dibattute in parlamento; vogliono far credere che a qualsiasi persona la lettura di una piccola biografia risulta insufficiente per conoscere se l’internazionalista è sottomesso al mercato o alla pianificazione, se il direttore dei CDR è omofobo o intollerante, se l’affarista turistica vuole lasciare le leggi migratorie così come sono o se voterebbe per cambiarle.
Per questo motivo le nostre elezioni non hanno bisogno di una campagna elettorale, perché tutti sanno chi alzerà la mano per votare a nome nostro, non si troveranno mai davanti alla situazione di disapprovare qualcosa che venga loro proposto. Se è vero che noi non sappiamo cosa questi delegati pensano su una questione o un’altra, non è meno vero che loro neanche conoscono quello che pensiamo noi. Come dovrebbero saperlo?
Ieri, domenica, ho letto attentamente le biografie dei candidati della mia circoscrizione. Non sono riuscito a dedurre dalle notizie apprese, se qualcuno di loro voterebbe per scarcerare i prigionieri politici o se riuscirebbero a fare qualcosa per appoggiare la libertà di espressione o associazione, allora sono tornato a casa ad attendere l’ennesima possibilità di votare qualcuno che davvero voglia cambiare le cose.
Reinaldo Escobar - Da DESDE AQUÍ - http://www.desdecuba.com/reinaldoescobar/
Traduzione di Barbara La Torre - http://barbara71282.wordpress.com