dic 23 2011

da Yoani: con la valigia pronta

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Nella foto una delle tante risposte negative che ho ricevuto in seguito a una mia richiesta di viaggiare, come sempre senza spiegare il motivo…
Come tutti gli aeroporti del mondo, anche il nostro è impersonale, stressante, composto quasi completamente di alluminio e vetro. Di tanto in tanto, la porta della dogana si apre e qualcuno sale con il bagaglio avvolto nel cellophan. I familiari in attesa lanciano grida e scorrono lacrime, mentre il nuovo arrivato si fa rosso in volto per l’emozione. Nello stesso momento, al primo piano assistiamo ai commiati, registriamo gli ultimi abbracci tra persone che forse non si vedranno più. Alcuni sportelli sono presidiati da ufficiali con lo sguardo severo che controllano i documenti. Passaporto, visto, biglietto… permesso di uscita. Sono curiosa di sapere cosa accade a chi si presenta al controllo privo di carta bianca, senza l’infamante autorizzazione necessaria per i cubani che vogliono uscire dal loro paese. Le testimonianze in merito sono poche, perché i divieti vengono stabiliti soprattutto negli uffici immigrazione, molto lontano dalle piste dove decollano gli aerei.
La voce che venerdì mattina Raúl Castro potrebbe annunciare un cambiamento sensibile alle restrizioni di entrata e di uscita non mi fa prendere sonno. In quattro anni, il mio passaporto si è riempito di visti che mi autorizzano a raggiungere altre nazioni, ma purtroppo manca il permesso di uscita dall’Isola. Diciotto risposte negative ad altrettante richieste di poter viaggiare sono troppe; sembra più una vendetta personale che l’attuazione di regole burocratiche. Il mio bagaglio è pronto da tempo. I vestiti che contiene sono ingialliti, i regali che avrei voluto portare agli amici sono scaduti o passati di moda, le relazioni che avrei dovuto leggere in alcuni eventi non sono più attuali. Ma la valigia mi guarda ancora da un angolo della stanza. “Quando partiamo?”, immagino che mi chiedano le sue ruote consumate. Provo a rispondere che forse questo venerdì, in un parlamento privo di potere reale, qualcuno deciderà di restituirmi un diritto che mi è sempre appartenuto.
Se la tanto attesa riforma migratoria sarà annunciata, metterò alla prova i suoi limiti proprio in aeroporto, davanti allo sportello che tanti temono. Io e la mia valigia siamo pronti. Disposti a verificare se la guardia premerà il tasto che porta alla sala d’attesa o se chiamerà gli agenti della sicurezza per farmi portare via.
da www.lastampa.it/generaciony Traduzione di Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi

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dic 22 2011

da Yoani: vocabolario ridotto

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Nella mia infanzia ricordo una lunga lista di frasi e di parole vietate, ma due erano le più censurate: “Natale” e “Diritti Umani”. Ogni tanto sentivo sussurrare la prima dalla bocca di una nonna che aveva conosciuto gli alberi adornati con ghirlande, i torroni di Alicante e il tacchino. La seconda, invece, si mormorava in senso dispregiativo per alludere a persone coinvolte in attività controrivoluzionarie. Sono cresciuta così, senza conoscere le festività dell’ultima settimana dell’anno e credendo che quella dichiarazione adottata dalle Nazioni Unite nascondesse il male. Il mio ridotto vocabolario mi ha spinto a tenere un comportamento civico timoroso e mi ha portato ad accettare passivamente un lungo elenco di proibizioni.

In questo mese di dicembre, i negozi sfoggiano luci intermittenti e alberi ben adornati. Un pingue Santa Claus sorride nella vetrina di un importante centro commerciale della città. Le persone si incontrano per strada e tra di loro si scambiano frasi come “Buon Natale”, “Sto facendo gli acquisti di Natale”, “Vieni a casa mia a festeggiare il Natale”. Il ridotto vocabolario della mia infanzia si è visto restituire una parola, un termine che per decenni è stato considerato maledetto. Nonostante tutto, il vicino di casa continua a dire: “Fai attenzione, non ti avvicinare troppo, perché loro sostengono i diritti umani”. In qualche meeting di ripudio - tra  i tanti che vengono organizzati nel nostro paese – in questo istante qualcuno sta gridando: “Abbasso i diritti umani!” e il poliziotto politico che sorveglia la situazione all’angolo di una strada conferma alla radio: “Sì, stanno arrivando i gruppuscoli che sostengono i Diritti Umani”. Non può mancare un amico che ci chiede di parlare a bassa voce, “perché se cominci ad affrontare certi argomenti, è meglio alzare il volume della musica”.

Una neve ipotetica cade sul rosso dei berretti natalizi, ma un tremendo acquazzone la dissolve e la riduce al minimo. Cade la pioggia dell’intolleranza, scendono le gocce delle detenzioni, soffia il vento inclemente che tormenta la nostra Isola quando qualcuno osa appena pronunciare l’espressione “diritti umani”.

www.lastampa.it/generaciony – Traduzione di Gordiano Lupi - www.infol.it/lupi

Foto: Fuochi artificiali all’Avana per il giorno dei diritti umani

Nota del traduttore:

La giornata dei diritti umani a Cuba è passata al ritmo di numerosi arresti temporanei, la nuova prassi raulista. Gli attivisti dei diritti umani hanno confezionato ombrelli simbolici e camicette disegnate da El Sexto. Tra gli arrestati segnaliamo il cantante punk Gorki Avila, che non ha potuto esibirsi.

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dic 07 2011

In rete tre video sul delitto di Bayamo per il quale è ingiustamente accusato Simone Pini

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delitto di Bayamo e il caso dei tre italiani condannati

Circolano in rete tre video sul delitto di Bayamo
Nuovi particolari e dubbi sui fatti che vedono coinvolti tre italiani

Lillian Ramírez Espinosa, la bambina di 12 anni che è morta a Bayamo nel 2010
Tre video relativi all’inchiesta sulla morte di Lillian Ramírez Espinosa, una bambina di 12 anni il cui cadavere in avanzato
stato di decomposizione è stato ritrovato alla periferia di Bayamo (Cuba), circolano da questa settimana su Internet, fornendo nuovi particolari sul caso che si è concluso con pene fino a 30 anni di carcere per una decina di cubani e
per tre italiani.
Due video – divulgati giovedì nel sito dell’agenzia di stampa indipendente Hablemos Press
(http://www.cihpress.com/2011/12/circulan-videos-en-cuba-sobre-los.html) – mostrano la ricostruzione dei fatti. Il primo è stato girato nella casa di Bayamo dove si trovava la ragazzina quando ha cominciato a sentirsi male e subito dopo ha perso i sensi.
Secondo l’accusa la minore stava partecipando a un’orgia insieme ad altre compagne di scuola.
Vediamo Leonel Milán Gamboa, alias “Pincho”, condannato a 25 anni per omicidio e corruzione di minori, e Yaína
Cosset Pardo Muñoz, condannata a 22 anni per gli stessi delitti. “Pincho” è vestito con una maglietta rossa e la sua presenza è stata richiesta dagli
investigatori per aiutare a ricostruire la scena del crimine.
Si può ascoltare anche la testimonianza del padrone di casa, Luis Carlos García Fernández, che indossa una camicia bianca, sul quale non abbiamo certezze in merito alla condanna, ma la richiesta del pubblico ministero era di 18 anni di carcere.
 La sentenza è stata emessa lo scorso 5 novembre, ma le pene sono state divulgate soltanto da radio e stazioni televisive di Bayamo.
 Il principale accusato, Vicel Ramos Cedeño, è stato condannato a 30 anni di carcere per omicidio e corruzione di minori.
 I cittadini italiani Angelo Malavasi e Simone Pini si sono visti infliggere 25 anni di galera, mentre 20 sono toccati a Luigi Sartorio.
Il secondo video ricostruisce i fatti nella zona dove è stato ritrovato il corpo della bambina e raccoglie la testimonianza di “Pincho”, che è visibilmente nervoso e in numerose occasioni afferma di non ricordare perfettamente come ha abbandonato il corpo della minorenne. Gli
accusati sono stati portati in auto verso la zona di campagna dove è stato scoperto il cadavere e sono stati interrogati su come hanno abbandonato la bambina moribonda in mezzo ai cespugli.
 “Pincho” ha detto più volte di non ricordare bene l’accaduto, perché era ubriaco e aveva consumato droghe.
La terza parte del materiale audiovisivo riguarda la riesumazione del cadavere e le annotazioni medico – legali riferite dagli esperti.
In totale si tratta di 50 minuti di testimonianze filmate, girate dagli investigatori del Ministero degli interni (MININT), che da alcuni mesi stanno circolando clandestinamente tra i cittadini di Bayamo.
Il cadavere è stato ritrovato il 19 maggio del 2010, in mezzo ai cespugli in una zona periferica di Bayamo.
La relazione medico – legale afferma che la bambina è morta per asfissia e che sul decesso possono aver giocato un ruolo determinante l’asma cronica di cui soffriva e il consumo di alcol. La causa è stata promossa lo scorso giugno davanti al Tribunale Provinciale di Granma. Il giudizio si è svolto a porte chiuse e nel più totale segreto, tra il 26 e il 30 settembre, presso la Scuola Professionale d’Arte “Manuel Muñoz Cedeño”, alla periferia di Bayamo.
 Dopo aver appreso la sentenza, i familiari degli accusati hanno detto che avrebbero promosso appello davanti al Tribunale Supremo, visto che le prove presentate dal pubblico ministero non sono sufficienti a provare le responsabilità dei condannati.
La posizione dei tre italiani coinvolti potrebbe essere rivista da una nuova sentenza.
Gordiano Lupi
Per vedere i filmati con le presunte prove:
Ricostruzione nella casa del delitto:
Ricostruzione sul luogo del ritrovamento:
Riesumazione del cadavere:

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